GLOSSARIO - LETTERA D

D (diottria). Ottica. Indica il potere rifrattivo di una lente, o il grado di convergenza o divergenza di una luce. È equivalente all’inve...

D (diottria). Ottica. Indica il potere rifrattivo di una lente, o il grado di convergenza o divergenza di una luce. È equivalente all’inverso della distanza focale espresso in metri (p.es. una lente da due diottrie convoglia i raggi paralleli a una distanza di mezzo metro). Vedi anche diottria prismatica.

dacrio-. Prefisso. Si riferisce alle lacrime.

dacrioadenite. Condizione patologica. Infiammazione della ghiandola lacrimale, spesso cronica e causata da malattie granulomatose; le forme acute si osservano nella parodite epidemica e nella mononucleosi infettiva.

dacriocistectomia. Procedura chirurgica. Asportazione del sacco lacrimale.

dacriocisti, sacco lacrimale, sacco nasolacrimale. Anatomia. Struttura sacciforme contenente le lacrime al di sotto della cute del ponte nasale. Le lacrime vi giungono attraverso il canalicolo comune e lo lasciano attraverso il dotto lacrimale per giungere nel naso.

dacriocistite. Condizione patologica. Infiammazione del sacco lacrimale; associata ad insufficiente drenaggio lacrimale.

dacriocistografia con radionuclide. Esame con raggi X computerizzato e con tracciante colorato radioattivo delle vie di deflusso lacrimale.

dacriocistogramma. Esame con raggi X e colorante radioopaco delle vie di drenaggio lacrimale.

dacriocistorinostomia (DCR). Procedura chirurgica. Costruzione di un nuovo canale di deflusso lacrimale del sacco lacrimale al naso.

dacrioscintigrafia,scintigrafia. Test. Fotografare e misurare un tracciante radioattivo nel film lacrimale e il suo percorso nel sistema di drenaggio delle lacrime.

dacriostenosi. Difetto anatomico. Restringimento dell’orifizio del sacco lacrimale.

dapsone. Farmaco. Antinfettivo usato per il trattamento delle labbra e della dermatite erpetica.

decentramento. Ottica.1. spostamento del centro ottico di una lente rispetto al suo centro geometrico, per allineare il centro ottico con l’asse visivo o per ridurre un effetto prismatico. È anche una complicanza delle montature mal posizionate. Vedi anche regola di Prentice. 2. Complicanza della chirurgia della cataratta per movimento della lente intraoculare in una posizione anomala. 3. Complicazione della PRK o della LASIK: il centro della zona sottoposta a ablazione non è allineato con l’asse visivo e/o con la pupilla.

decibel (dB). Misura. 1. Unità di misura dell’intensità del suono. 2. In perimetria automatizzata esprime la quantità di intensità luminosa che un occhio può percepire espressa in unità logaritmiche.

decompressione della guaina del nervo ottico. Procedura chirurgica. Consiste nel tagliare una finestra rettangolare nella guaina che circonda il nervo ottico, per ridurre la pressione sul nervo.

decompressione orbitaria. Procedura chirurgica. Rimozione di una qualunque parte della rete ossea dell’orbita per permettere a un contenuto orbitario ingrandito di espandersi senza spingere in fuori l’occhio.
  • laterale: rimozione parziale della parete ossea dell’orbita (zigomo) e/o del pavimento osseo (tetto del seno mascellare) per ridurre la compressione sull’occhio quando il contenuto orbitario è aumentato di dimensione (p.es. nella malattia di Graves ) detta anche tecnica di kronlein. Vedi malattia oculare tiroidea.
decongestionante. Farmaco. Collirio simpaticomimetico leggero che provoca vasocostrizione dei vasi congiuntivali con risoluzione dell’iperemia e modesto sollievo sintomatologico in corso di infiammazione oculare, p.es. fenilefrina ossimetazolina nafazolina tetraidrozolina.

decussazione. Intersezione o incrocio di fibre nervose o raggi luminosi a formare una X.

decussazione oculomotoria. Anatomia. L’incrocio di vie nervose che controlla lo sguardo orizzontale; si presenta nel tronco cerebrale tra i nuclei del III e IV paio di nervi cranici. Lesioni al di sotto di questo livello causano deficit di sguardo orizzontale sullo stesso lato, quelle al di sopra sul lato opposto.

deficienza lipoproteina familiare. Vedi malattia di Tsngier.

deficienza plasmo – lecitinica. Condizione patologica. Incapacità di metabolizzare i grassi (lipidi). Caratterizzata da anemia e depositi grigiastri nella periferia corneale.

deficit vitaminico. Condizione patologica. Carenza prolungata di una speficica vitamina.
  • di vitamina A: danneggia gravemente gli occhi; provoca secchezza (xerosi) della congiuntiva e della cornea, rammollimento corneale(cheratomalacia), macchie secche congiuntivali (macchie di Bitot) e ceceità notturna. Vedi anche xeroftalmia.
  • di vitaminaB1(tiamina): disturbi del sistema nervoso e gastrointestinale solitamente accompagnati da congiuntivite e/o infiammazione stafilococcica delle palpebre. Può causare danni al nervo ottico e ambliopia. Anche detta beriberi. Vedi anche encefalopatia di Wernicke.
  • di vitamina B12(cobalamina): può causare anemia perniciosa (aggravata dall’abuso di fumo) con possibile degenerazione ed atrofia del nervo ottico.
  • di vitamina C(acido ascorbico): causa una tendenza generalizzata alle emorragie. I segni oculari comprendono emorraie nell’orbita, che possono dare luogo a una protusione oculare(proptosi). Vedi anche scorbuto.
  • di vitamina D: può causare cataratte lamellari.
deflusso( dell’acqueo). Funzione. Passaggio dall’umor acqueo dall’occhio verso le strutture angolari della camera anteriore.

degenerazione a “pelle di coccodrillo” o “a mosaico”. Condizione patologica. Opacizzazioni corneali poligonali, di colore grigio chiaro, situate centralmente a livello di Descemet (posteriore) o di Bowman (anteriore). Rappresenta una modificazione degenerativa non grave legata all’età che altera, poco e per niente, la visione.

degenerazione corioretinica periferica. Vedi degenerazione pavimentosa della retina.

degenerazione dei bastoncelli, retinite pigmentosa, degenerazione dei coni e dei bastoncelli. Condizione patologica. degenerazione retinica ereditaria e progressiva bilaterale, caratterizzata da cecità notturna ad insorgenza nella seconda infanzia seguita poi da riduzione del campo visivo periferico( inizialmente difetto anulare) che con il tempo giunge a una visione tubolare e quindi alla cecità. Vedi anche sindrome di Laurence-Moon-Biedl, malattia di Refsum.

degenerazione dei coni, distrofia dei coni. Deficit funzionale. Degenerazione ereditaria dei recettori (soprattutto i coni). Determina grave e progressiva riduzione del visus e perdita della discriminazione dei colori. Trattamento sconosciuto. Vedi anche degenerazione dei b bastoncelli.

degenerazione di Salzmann. Condizione patologica. Degenerazione corneale non infiammatoria caratterizzata da piccoli depositi nodulari rilevati di colore grigiastro disposti circolarmente al centro della cornea tra epitelio e membrana di Bowman.

degenerazione disciforme della macula, malattia di Junius- Kuhnt. Condizione patologica. Degenerazione maculare senile umida che provoca la perdita della visione centrale, mentre la percezione periferica non viene interessata. Inizia con una raccolta di liquido sotto l’epitelio pigmentato retinico in sede maculare, solitamente seguita dalla comparsa di emorragie e poi di cicatrici maculari. È un tipo di degenerazione maculare legata all’età, la causa più comune di riduzione di acuità visiva dopo i 50 anni.

degenerazione epato – lenticolare, malattia di Wilson. Condizione patologica. Rara malattia ereditaria causata dall’accumulo di rame, con degenerazione delle cellule cerebrali ed epatiche e depositi di rame nell’occhio (anello di Kayser-Fleiscer nella membrana di Descemet ed a volte cataratta a girasole).

degenerazione equatoriale, degenerazione retinica a lattice. Alterazione degenerativa. Assottigliamento retinico con trazioni vitreali dense in una zona solitamente vicina all’equatore retinico. Può portare alla formazione di rotture retiniche e distacco di retina.

degenerazione idropica. Condizione patologica. Accumulo di glicogeno nell’epitelio pigmentato dell’iride presente nel diabete.

degenerazione maculare. Condizione patologica. Varie condizioni patologiche che hanno in comune la degenerazione della macula, con conseguente riduzione della visione centrale. Le forme ereditarie possono presentarsi a qualunque età. Vedi anche degenerazione maculare legata all’età.

degenerazione maculare legata all’età(DMLE), degenerazione maculare senile. Condizione patologica. Condizioni patologiche che hanno in comune la degenerazione della macula, con conseguente riduzione della visione centrale. Si presenta in due forme:
  • secca” che in genere si manifesta come alterazione della pigmentazione maculare e accumuli di materiale giallastro sotto lo strato dell’epitelio pigmentato nella zona centrale della retina;
  • umida”(talvolta chiamata malattia di Junius- Kunhnt), in cui si formano, sotto la retina, nuovi vasi sanguigni anomali da cui fuoriescono sangue e siero(neovascolarizzazione), che deteriorano ulteriormente la funzionalità maculare. È la più comune causa di riduzione della visione dopo i 50 anni.
degenerazione marginale pellucida. Condizione patologica. Assottigliamento periferico della parte inferiore della cornea senza infiammazione; può creare un astigmatismo irregolare.

degenerazione miopica progressiva. Condizione patologica. Miopia associata ad allungamento delle strutture dell’occhio, con assottigliamento e tensione di sclera, coroide, epitelio pigmentato retinico e retina, specialmente nell’area maculare e intorno al nervo ottico, con rotture della membrana di Bruch. Vedi anche miopia, macchia di Fuchs.

degenerazione pavimentosa della retina (o) degenerazione corioretinica periferica. Degenerazione. Aree rotondeggianti giallastre piatte di assottigliamento retinico e perdita di pigmento localizzate in prossimità dell’ora serrata attraverso le quali è possibile osservare la coroide sottostante. Si può riscontrare nelle persone anziane e non interferisce con la visione.

degenerazione retinica a lattice. Vedi degenerazione equatoriale.

degenerazione sferoidale, cheratopatia climatica a goccia, cheratopatia del labrador. Condizione patologica. Disturbo corneale causato da infiammazione cronica e da esposizione alla luce ultravioletta. Caratterizzato da essudati lipoproteici ambrati, dovuti a degenerazione del collagene nella cornea. Osservati in pazienti anziani che hanno condotta vita all’aria aperta.

degenerazione tapetoretinica. Condizione patologica. Termine generale per diverse forme degenerative, ereditarie, dell’epitelio pigmentato retinico e della retina sensoriale.

degenerazione vitelliforme, distrofia maculare vitelliforme, malattia di Best. Condizione patologica. Degenerazione dell’epitelio pigmentato che colpisce principalmente l’area maculare. La lesione inizialmente ha l’aspetto di un tuorlo d’uovo; negli stadi più avanzati può assumere le sembianze di uova strapazzate. Ereditaria.

deiscenza. Condizione patologica. Apertura o rottura di un tessuto di una ferita preventivamente suturata.

deiscenza di ferita. Condizione patologica. Apertura o distanziamento dei margini di una ferita.

dellen”, “dellen”corneale. Condizione patologica. Area localizzata di assottigliamento corneale generalmente localizzata al limbus corneale e provocata da eccessiva disidratazione. Reversibile.

demecarium bromuro. Farmaco. Inibitore della colinesterasi, stimola le fibre nervose e del parasimpatico aumentando il deflusso dell’umor acqueo. Efficace e ad effetto prolungato.,talvolta è usato per il trattamento del glaucoma.

demielinizzazione. Condizione patologica. Riduzione o assenza della mielina che riveste le fibre nervose, come avviene nella sclerosi multipla.

dendrite. Anatomia. Uno dei rami nervosi che conducono l’impulso verso una cellula nervosa.

dendritiforme. Descrizione. A forma di ramo; somigliante a un albero.

denervazione chimica. Procedura. Iniezione locale di una sostanza (p.es. tossina botilinica) per bloccare gli impulsi nervosi che causano contrazioni muscolari indesiderate(p.es. spasmo palpebrale, corrugamento cutaneo). Può essere necessario ripetere il trattamento per ottenere un effetto più prolungato.

densità delle cellule endoteliali. Vedi conta delle cellule endoteliali.

densità di potenza. Misurazione. Quantità di energia rilasciata in una unità di area(p.es. da un laser),joules per cm quadrati.

densitometria, densitometria di riflessione. Tecnica di laboratorio per misurare le quantità dei vari foto pigmenti retinici nelle cellule visive.

denudamento sclerale. Procedura chirurgica. Metodo per richiudere un’incisione congiuntivale dopo chirurgia sui muscoli extraoculari o rimozione di pterigio. La congiuntiva è suturata direttamente alla sclera, permettendo l’esposizione della sclera tra il margine della ferita e il margine corneale.

deorsumvergenza. Funzione. Movimento in basso di un occhio rispetto al controlaterale, utilizzato generalmente per mantenere una visione binoculare come p.es. quando viene posizionato un prisma a basa superiore davanti ad uno dei due occhi. Vedi anche sursumvergenza.
  • destra: movimento in basso dell’occhio sinistro rispetto al destro. Denominata anche sursumvergenza sinistra, vergenza verticale negativa, divergenza verticale negativa.
  • sinistra: movimento in alto dell’occhio destro rispetto al sinistro. Denominata anche vergenza verticale positiva, divergenza verticale positiva o sumsurvergenza destra.
deorsumversione. Funzione. Movimento verso il basso di entrambi gli occhi dalla posizione di sguardo dritto in avanti. Vedi anche depressione, infraduzione.

depilazione. Procedura chirurgica. Rimozione di capelli o ciglia , con l’elettrolisi. Vedi anche distichiasi, trichiasi.

deposito di grasso orbitale. Anatomia. Quattro lobi di grasso situati tra ciascun muscolo retto e il tessuto che riveste le pareti ossee dell’orbita.

depositi d’oro, crisiasi. Condizione patologica. Depositi d’oro nell’occhio, specialmente a livello dell’epitelio corneale e congiuntivale, causati da terapia con sali di metallo per via intramuscolare. Vedi anche argirosi.

depressione. Funzione. Movimento verso il basso di uno o di entrambe gli occhi. Vedi anche deorsumversione, infraduzione.

depressore sclerale. Strumento. Bastoncino arrotondato usato per esaminare la retina; qualche volta è montato su ditale. Usato per esercitare una pressione sulla sclera in modo tale da rendere visibile l’ora serrata con un oftalmoscopio.

depressori. Anatomia. Muscoli extraoculari( retto inferiore e obliquo superiore) che fanno ruotare l’occhio in basso .

derivato di proteina purificata. Chimica. Usato come test cutaneo per la tubercolosi. Vedi anche test cutaneo alla tubercolina.

dermatite da contatto. Condizione patologica. Reazione cutanea (arrossamento, prurito, edema, desquamazione, vescicole) causata da contatto con un agente esterno tipo sostanza chimica, profumo, sapone o conservanti contenuti nei colliri. Può interessare le palpebre.

dermatocalasi. Condizione patologica. Eccesso di cute palpebrale per atrofia del tessuto elastico. Spesso una piega di tessuto della palpebra superiore va a coprire il margine palpebrale. Associata ad alterazioni del setto orbitario, si osserva nella senescenza. Vedi anche blefarocalasi.

dermatocongiuntivite. Condizione patologica. Infiammazione della cute vicina al margine palpebrale e della congiuntiva palpebrale e bulbare.

dermatomiosite. Condizione patologica. Malattia del collagene caratterizzata da infiammazione dei muscoli,cute e vasi. Segni oculari frequenti sono l’edema palpebrale di color rosso scuro,oscillazioni oculari(nistagmo), riduzione dei movimenti oculari, infiammazione della sclera ed essudati cotonosi.

dermoide, dermoide epibulbare, cisti dermoide. Anomalia congenita. Tumore localizzato generalmente a livello della giunzione sclero- corneale(limbus) o nella parte laterale della palpebra superiore. Contiene elementi cutanei come epitelio, grasso, peli ecc. vedi anche sindrome di Goldenhar.

desametazone. Farmaco. Steroide antinfiammatorio in pomata e sospensione usato per il trattamento delle infiammazioni oculari.

descemetocele. Condizione patologica. Protrusione della membrana di Descemet attraverso un difetto dello stroma e dell’epitelio che segue generalmente a una progressione di un’ulcera corneale. Protegge l’occhio dalla perforazione.

desmosoma. Microanatomia. Tipo di giunzione intercellulare formato di escrescenze digitiforme che si incrociano tra loro. Vedi anche emidesmosoma.

destroversione. Funzione. Movimento parallelo degli occhi verso destra. Vedi anche levoversione.

deturgescenza. Funzione. Riduzione dell’edema, generalmente riferito al contenuto di acqua nella cornea.

deutan. Difetto funzionale. Deficit della visione a colori che riguarda il meccanismo di visione del verde; comprende, insieme, la deuteranomalia e la deurtanopia.

deuteranomalia. Deficit funzionale. Alterazione della visione dei colori interessante parzialmente l’asse rosso-verde nel 5% della popolazione maschile. Ereditaria e legata al sesso . è di tipo più frequente. Vedi anche clorolabo, protanomalia, tritanomalia.

deuteranopia. Difetto funzionale. Alterazione della visione dei colori che interessa l’asse rosso-verde nell’1% dei soggetti di sesso maschile in maniera abbastanza rilevante. È una forma ereditaria di dicromatismo, legata la sesso, nella quale sono presenti solo due pigmenti nei coni.

deviazione, eterotrofia, strabismo, tropia. Difetto funzionale. Errato allineamento oculare causato da uno squilibrio dei muscoli extraoculari : la fovea di un occhio non fissa lo stesso oggetto dell’altra. Presente anche quando entrambe gli occhi sono aperti. Vedi anche foria.
  • primaria: la più piccola deviazione provocata da una paresi muscolare quando l’occhio interessato non è l’occhio fissante.
  • secondaria: la più piccola deviazione provocata da una paresi muscolare quando l’occhio interessato è l’occhio fissante.
deviazione convergente. vedi isotropia.

deviazione irregolare. segno clinico. Deviazione oculare verticale che non ha la forma tipica e che non rientra in una categoria standard. Causata da un disturbo sopranucleare nel tronco cerebrale.

deviazione verticale dissociata. Vedi ipertropia.

diaforesi. Segno clinico. Sudorazione profusa.

diaforetico. Descrizione. Si riferisce a qualsiasi cosa (farmaco, attività) che causa sudorazione.

diagnosi differenziale. Una lista di ipotesi diagnostiche che devono essere considerate nel tentativo di giungere alla determinazione di una diagnosi.

dialisi. Condizione patologica. 1. Frattura o lacerazione di una struttura oculare( retina, iride, corpo ciliare) in genere alla sua periferia. Vedi anche rottura gigante. 2. Procedura medica. Per filtrazione dei componenti anomali dai fluissi del corpo.

dialisi retinica. Condizione patologica. Rottura nella parte periferica della retina, a livello dell’ora serrata. Di solito è causata da una contusione traumatica oculare che allenta l’adesione della base del vitreo.

diametro della papilla ottica. Misurazione. Diametro della papilla ottica(circa 1,5 mm); dimensione di riferimento per riferire la localizzazione e le dimensioni di lesioni retiniche.

diapositiva Vectograph Polaroid. Tavola per test. Diapositiva professionale per l’acuità visiva che si vede con lenti polarizzate; permette a ciascun occhio di vedere lettere o numeri che sono invisibili all’altro occhio. È utile per misurare la stereoacuità e per valutare l’acutezza visiva in soggetti monofissatori o simulatori di malattia.

diatermia. Strumento chirurgico. Apparecchio che genera elevate temperature e, quando applicato ai tessuti, provoca una coagulazione degli stessi. Può riparare rotture retiniche, procurare emostasi o rimuovere selettivamente tessuti.

diclofenac. Farmaco. FANS in collirio per il trattamento dell’infiammazione dopo una chirurgia della cataratta. Usato anche come antinfiammatorio (per uso sistemico) per il trattamento dell’artrite reumatoide e dell’osteoartrite.

diclorfenamide. Farmaco. Inibitore dell’anidrasi carbonica ad uso orale che riduce la produzione di umor acqueo. Impiegato per il trattamento del glaucoma.

dicroismo. Caratteristica. Proprietà dei materiali che assorbono prevalentemente la luce polarizzata in una certa direzione e trasmettono luce polarizzata interamente ad angoli opposti alla direzione incidente (p.es. filtri Polaroid, determinati cristalli). Vedi anche birifrangenza.

dicromatismo. Difetto funzionale. Alterazione moderatamente grave della visione dei colori: uno dei tre meccanismi per la visione dei colori di base è alterato o assente. Affezione ereditaria, generalmente legata la cromosoma X. Vedi anche deuteranopia, protanopia, tritanopia.

dictioma. Condizione patologia. Tumore maligno del corpo ciliare insorgente nell’infanzia.

difetti corrispondenti al campo visivo. Difetto funzionale. Difetto del campo visivo simile(per estensione e intensità) in entrambe gli occhi. Tipico delle lesioni cerebrali nelle radiazioni ottiche posteriori e nel lobo occipitale.

difetto del campo visivo incongruo. Difetto funzionale. Difetti del campo visivo bilaterali omonimi ma non simili in estensione e intensità. Tipico delle lesioni localizzate tra il chiasma e le radiazioni ottiche anteriori.

difetto della metà del campo visivo. Vedi emianopsia.

difetto omonimo del campo visivo. Difetto funzionale. Alterazione del campo visivo(scotoma) localizzata in aree dello stesso lato di entrambe gli occhi. Provocato da lesioni cerebrali (tumorali o vascolari) localizzate dietro il chiasma ottico dal lato opposto a quello dove appare la lesione. Vedi anche scotoma.
  • congruo: alterazione di entrambe gli occhi simile in dimensione e forma.
  • incongruo: le dimensioni e la forma delle lesioni sono un po’ diverse nei due occhi, indica una lesione lievemente più avanti rispetto al dovuto, tra il chiasma e le radiazioni ottiche.
  • emianoptico: interessa un intera metà del campo visivo. Vedi emianopsia.
  • quadrantoptico: interessa un quarto di campo visivo. Vedi quadrantanopsia.
difetto “pie in the sky”(modo di dire anglofono che sta per illusione), quadrantanopia superiore. Difetto funzionale. Difetto del quadrante superiore del campo visivo su uno stesso lato di entrambe gli occhi. Causato da un danno alle fibre inferiori delle radiazioni ottiche nel lobo temporale del cervello(nell’ansa temporale di Meyer).

difetto pupillare afferente, difetto pupillare afferente relativo, pupilla di Gunn, pupilla di Marcus – Gunn. Deficit funzionale. Ridotta reazione pupillare alla luce, generalmente secondaria a lesioni del nervo ottico, causata da rallentata conduzione lungo le fibre del nervo ottico. In condizione di ridotta illuminazione l’improvvisa stimolazione luminosa di un occhio normale determina una rapida contrazione di entrambe le pupille. Quando la luce viene spostata sull’occhio affetto il restringimento pupillare è meno accentuato e può apparire come un allargamento delle due pupille. Vedi anche test del fascio di luce oscillante.

difetto quadratico. Difetto funzionale. Difetto del campo visivo limitato a un quadrante.

difetto settoriale. Difetto funzionale. Perdita di una porzione a cuneo dell’iride, della coroide o della retina o del campo visivo.

difficoltà di separazione, fenomeno dell’affollamento. Difetto funzionale. Incapacità di leggere un’intera riga di lettere nonostante la capacità di leggere una singola lettera isolata della stessa dimensione. Caratteristica dell’ambliopia funzionale.

diffrazione. Ottica. Proprietà della luce di deviare o di dividersi nelle sue componenti.

diffusione sclerotica. Ottica. Tecnica di illuminazione dell’occhio con una lampada a fessura che permette alla luce riflessa dalla sclera di evidenziare opacità dei mezzi ottici anteriori che altrimenti non sarebbero facilmente visibili.

diffuso. Descrizione. Che agisce su un ampia zona. Vedi anche focale.

diffusore. Filtro. Diffonde( amplia o distribuisce) la luce da una piccola sorgente; talvolta facilita la visualizzazione riducendo le ombre e i riflessi luminosi.

difteroide. Vedi Corynebacterius xerosis.

diisopropil fluorofosfato. Farmaco. Sostanza parasimpaticomimetica,, anticolinesterasica, che determina contrazione del muscolo ciliare(accomodazione), restringimento della pupilla(miosi) e aumento del deflusso dell’umor acqueo;impiegata nella diagnosi e nel trattamento dell’esotropia accomodativa e per ridurre la pressione oculare nel glaucoma.

dilatare. Funzione, procedura. Allargare un’apertura, p.es. la pupilla o il puntino lacrimale.

dilatatore dell’iride, muscolo dilatatore. Anatomia. Muscolatura liscia dell’iride che si contrae per dilatare l’apertura pupillare; si estende radialmente dal margine della pupilla alla periferia dell’iride. È innervato dalle fibre nervose simpatiche. Detto anche dilatatore pupillare. Vedi anche sfintere irideo.
  • dimensione relativa.Segnale monoculare della percezione di profondità; la dimensione di un oggetto familiare aiuta a valutarne la distanza. Vedi anche percezione profondità monoculare.
diottria. Vedi D.

diottria prismatica(∆). Unità di misura. 1. Potere del prisma: 1 diottria prismatica devia una radiazione luminosa di 1 cm alla distanza di 1 metro. 2. Deviazione oculare: 1 arco di grado di deviazione = circa 1,7 diottrie prismatiche.

dipivefrina. Farmaco. Gocce oculari simpatico mimetiche che all’interno dell’occhio vengono convertite in epinefrina, riducendo la secrezione di umor acqueo e facilitandone il deflusso nel trattamento del glaucoma.

diplegia facciale congenita. Vedi sindrome di von Graefe.

diplopia, visione doppia. Sintomo/ deficit funzionale. Percezione di due immagini da un solo oggetto singolo; le immagini possono essere orizzontali, verticali o diagonali.
  • crociata: l’immagine vista dall’occhio destro è posta alla sinistra dell’immagine dell’occhio sinistro. Associata ad una deviazione oculare all’esterno(exotropia).
  • eteronima: stesso di crociata.
  • fisiologica: raddoppio di un oggetto distante quando si guarda un oggetto vicino e viceversa, per oggetti non fissati direttamente da entrambe gli occhi. Normale.
  • monoculare, poliopia: più immagini viste da un solo occhio. Spesso causata da cataratta iniziale o irregolarità corneali.
  • non crociata: visione doppia nella quale l’immagine percepita dall’occhio destro appare a destra rispetto all’immagine percepita dall’occhio sinistro. Tipicamente associata all’esotropia.
  • omonima: stesso di non crociata.
  • paradossa: inaspettata localizzazione spaziale delle immagini in base alla posizione degli occhi. In genere dopo chirurgia dello strabismo; generalmente temporanea.
dipping”. Segno. Lento movimento verso il basso di entrambe gli occhi, seguito da una pausa, poi un rapido movimento verso l’alto di ritorno alla posizione primaria, come nei pazienti comatosi. Vedi anche “ bobbing”, “bobbing” inverso.

direzione visiva. Capacità dell’occhio di determinare la localizzazione di un oggetto nello spazio. Vedi anche localizzazione spaziale.

direzione visiva principale. Funzione. Localizzazione avanti diritto delle immagini ricevute dalla fovea.

disabilità. Percentuale che indica la quantità di limitazione funzionale alla capacità del paziente di eseguire un compito specifico. Utilizzata per la determinazione di pagamenti assicurativi ed in altre problematiche medico-legali.

disartria. Segno clinico. Incapacità di parlare indistintamente, dovuta a patologia del sistema nervoso centrale.

disautonomia familiare, sindrome di Riley-Day. Condizione patologica. Alterazione ereditaria del sistema nervoso caratterizzata da ridotta secrezione lacrimale (alacrimia) ridotta sensibilità corneale, deviazione oculare all’esterno (exotropia) miopia ,perdita della sensibilità dolorosa,sudorazione eccessiva, incoordinazione,aumentata sensibilità tattile,infezioni respiratorie ricorrenti, assenza di sensibilità gustativa e morte improvvisa; presente solo nella razza ebraica.

discefalia oculo-mandibolare, sindrome di Francois (o) di Hallermann-Streiff. Anomalia congenita. Rara ed ereditaria deformità delle ossa facciali e del cranio; caratterizzata da faccia tipo uccello con piccola mandibola e naso a becco di pappagallo,nanismo, occhi piccoli, cataratta congenita e mancanza di visus. Vedi anche disostosi mandibolo-facciale.

disciforme. Descrizione. A forma di disco. Vedi anche nummulare.

discioglimento corneale. Vedi cheratolisi.

disco. Qualsiasi cosa circolare, struttura piana. Disco di Placido. Strumento per test tipo di cheratoscopio semplificato, che permette di valutare la levigatura e la regolarità della superficie corneale, per individuare distorsioni corneali o astigmatismo di grado elevato. È composto di anelli alternati bianchi e neri di un foro centrale; è riflesso sulla superficie corneale quando l’esaminatore osserva la cornea attraverso il foro centrale.

disco ottico. Vedi papilla ottica.

disco traslocato. Vedi retina traslocata.

discoria. Difetto anatomico. Deformazione pupillare.

discrasia. Condizione patologica.stato anomalo di una parte del corpo, riferito in particolare ai componenti del sangue (p. es. anemia,leucemia).

discromatopsia cerebrale. Deficit funzionale. Incapacità a riconoscere i colori dovuta adanno dei lobi occipitali.

disfunzione delle ghiandole di Meibomio. Condizione patologica.anomala composizione delle secrezioni delle ghiandole di Meibomio nel tarso palpebrale. Una delle cause di blefarite (infiammazione palpebrale).

disgenesia mesodermica corneale. Vedi anolmalia di Peter.

disgenesia mesodermica dell’iride. Vedi anomalia di Rieger.

disinserzione. procedura chirurgica. Disinserzione di un muscolo extraoculare dalla sua inserzione sulla parete oculare. Effettuata nell’intervento di indebolimento muscolare per la correzione di una deviazione.

dislessia. Deficit funzionale. Specifica incapacità di leggere associata ad alterazioni dell’interpretazione della scrittura. Non è correlata a disturbi dell’acuità visiva o dell’intelligenza, che possono essere normali.

dislocazione del cristallino. Condizione patologica. Parziale o completa dislocazione del cristallino dalla sua normale posizione causata da una rottura o dall’assenza della zonula. Vedi anche ectopia lentis, omocistinuria, lussazione, sublussazione.

dislocazione dell’immagine. Ottica. apparente spostamento di posizione di un oggetto quando osservato attraverso la porzione periferica di una lente, specialmente se questa ha un potere elevato.

dismetria oculare. Segno clinico. Movimenti oculari scoordinati con eccessiva rotazione dell’occhio nello sforzo di fissare un oggetto. Sono necessari piccoli movimenti di oscillazione degli occhi prima che sia raggiunto un punto di arrivo stabile. Segno di lesioni cerebellari. Vedi anche fibrillazione oculare, opsoclono.

disordine perossisomiale. Condizione patologica. Gruppo di distrofie retiniche ereditarie che esitano in marcata riduzione della vista . sono causate da aumentati livelli di acidi grassi a catena lunga e da un deficit di perossisomi necessari per rompere questi acidi grassi. Vedi anche malattia di Refsum.

disordini di accumulo lisosomiali. Gruppo di disordini genetici derivanti dalla mancanza di un enzima che porta all’accumulo di vari lipidi all’interno delle cellule, bloccandone la funzione. Alcuni interessano l’occhio, p. es. malattia di Fabry, mucopolisaccaridosi I-VI, malattia di Pompe.

disostosi cranio – facciale, sindrome di Crouzon. Anomalia congenita. Caratterizzata da numerose anomalie del cranio e della mascella:testa piccola, larghi lobi delle orecchie,palato elevato, naso grande ad uncino, orbite poco profonde, occhi distanti, lesione del nervo ottico, esposizione corneale, nistagmo e deviazione oculare all’esterno (exotropia). Vedi anche sindrome di Apert.

disostosi mandibolo – facciale, sindrome di Franceschetti, sindrome di Treacher- Collins. Anomalia congenita. Rara ed ereditaria deformazione del cranio e della faccia caratterizzata da aspetto a “faccio d’uccello”, con mascella piccola e naso a becco di pappagallo, margini orbitari indistinti, incisura della palpebra inferiore(coloboma) ed orientamento antimongoloide della rima palpebrale. Vedi anche sindrome di Hallermann- Streiff.

dispersione cromatica. Ottica. Separazione della luce bianca, costituita da molte lunghezza d’onda, in uno spettro di colori, come attraverso un prisma. Principale causa dell’aberrazione cromatica.

displasia. Condizione patologica. Anomalo sviluppo(dimensione, forma, od organizzazione cellulare) di tessuti o di organi.

displasia fibrosa. Condizione patologica. Caratterizzata da ingrandimento delle ossa dell’orbita con rigonfiamento del volto, protrusione dell’occhio(proptosi), deformazione delle orbite e degenerazione del nervo ottico. Si osserva nei bambini e negli adulti giovani.

displasia fibrosa poliostotica, malattia di Albright. Condizione patologica. Disordine caratterizzato da lesioni cutanee pigmentate, pubertà precoce e anomalie ossee. Le lesioni oculari includono protrusione del bulbo (proptosi) e deficit del campo visivo derivanti da compressione del nervo ottico.

displasia oculo- auricolo- vertebrale, sindrome di Goldenhar. Anomalia congenita. Caratterizzata da deformazioni auricolari e spinali, mascelle piccole, talvolta sordità. Segni oculari associati sono dermoidi congiuntivali e corneali unilaterali, colobomi palpebrali e sindrome da retrazione di Duane.

displasia setto-ottica, sindrome di De Morsier. Condizione patologica. È presente un solo ventricolo cerebrale anteriore(è assente il setto pellucido), bassa statura, nistagmo e ipoplasia del nervo ottico; congenita.

dispositivo oculo- pressore. Strumento. È utilizzato per esercitare una pressione sull’occhio prima di un intervento chirurgico allo scopo di ridurre la pressione intraoculare. Vedi anche pallone di Honan.

dissociazione riflesso alla luce- visione per vicino. Segno clinico. Assenza della costrizione pupillare alla stimolazione luminosa diretta e conservazione della costrizione nella visione per vicino. Vedi anche pupille di Argyll-Robertson.

distacco. Condizione patologica. Separazione dei tessuti dai loro normali attacchi.
  • del corpo ciliare: separazione del corpo ciliare dalla sclera. In genere causato da una rottura traumatica o chirurgica attraverso lo sperone sclerale.
  • della membrana di Descemet: distacco di una parte della membrana di Descemet dalla superficie posteriore della cornea, solitamente dovuto a traumi o a interventi chirurgici. Può esitar in opacizzazione ed imbibizione corneale.
  • dell’epitelio pigmentato retinico: sollevamento dell’epitelio pigmentato retinico, può insorgere come evento di una degenerazione maculare.
  • di coroide: separazione della coroide dalla sclera causata da fuoriuscita di liquido dai vasi coroideali. A volte consegue a traumi o a chirurgia oculare. Correlata in genere a pressione intraoculare eccessivamente bassa.
  • di retina, retinico: separazione della retina dal sottostante epitelio pigmentato. Quasi sempre provocata da uno strappo retinico infiltrante, che permette ai fluidi di passare dal vitreo nello spazio sub retinico. Distrugge la normale struttura delle cellule visive, disturbando la visione in modo marcato; spesso richiede un immediato intervento chirurgico. Vedi anche crioretinopessia, dialisi, rottura gigante, rottura a “ferro di cavallo”, piombaggio sclerale.
  • da trazione: causato da proliferazioni fibrovascolari che tirano la retina. Può causare la conseguenza di un’infiammazione o di un trauma oculare che ha causato la neoformazione di vasi sanguigni sulla superficie della retina e del vitreo. Vedi anche retinopatia proliferante.
  • “morning glory”: stadio avanzato; la retina appare ripiegata e raggrinzita, come un fiore a campanula dell’ipomea(in inglese”morning glory”).
  • regmatogeno: causato da una rottura della retina.
  • di vitreo: distacco del vitreo dalla superficie retinica. Solitamente innocuo, può provocare rotture di retina e distacco della stessa. Solitamente insorge con l’età così come a causa di fenomeni di liquefazione vitreale, o di alcune condizioni patologiche quali diabete e miopia elevata.
  • sieroso: qualsiasi tipo di distacco provocato da essudato o trasudato che scompagina gli strati oculari quali p.es. la retina(tra retina ed epitelio pigmentato).
distacco vitreale, distacco vitreale posteriore. Condizione patologica. Separazione del gel vitreale dalla superficie della retina. Si verifica frequentemente con l’età, perche il vitreo diviene meno denso,o in alcuni stati patologici come il diabete o la forte miopia. Solitamente innocuo, tuttavia può causare rotture retiniche che possono portare al distacco della retina.

distale. Posizione. Lontano dal punto di riferimento considerato o lontano dalla linea mediana del corpo. Vedi anche prossimale.

distale e vicino(D+V). punti di riferimento per misurare l’acuità visiva:solitamente il punto distante è a 6 m, il punto vicino è a 40 cm.

distanza del riflesso marginale. Misurazione. Distanza tra il margine della palpebra superiore e la posizione del riflesso corneale.

distanza di lavoro. Misurazione. Riferita alla rifrazione: distanza tra occhio del paziente e retinoscopio, in genere 50-70 cm. L’equivalente diottrico di questa distanza( 2-1,4 diottrie) va sottratto dal valore trovato con il retinoscopio per determinare l’errore rifrattivo. Vedi anche schiascopia.

distanza di vertice. Misurazione. Distanza dalla superficie frontale di un occhio alla superficie posteriore della lente di un occhiale. Vedi anche distometro.

distanza focale, lunghezza focale. Ottica. È la distanza, tra una lente(lungo il suo asse principale) ed il punto in cui questa fa convergere in un fuoco i raggi luminosi paralleli; è il reciproco di potere di una lente; es. distanza focale di una lente di 2 diottrie è ½ metro. Vedi anche punto focale.

distanza intercantale. Anatomia. Distanza, lungo il ponte del naso, fra i canti interni dei due occhi.

distanza interpupillare. Misurazione. Distanza tra il centro delle due pupille. Impiegata per il corretto posizionamento delle lenti da occhiale.
  • monoculare: distanza tra il centro della pupilla e il centro del ponte nasale.
distichiasi. Anomalia congenita. Disposizione delle ciglia su due file, con frequente irritazione corneale.

distiroidismo. Condizione patologica. Patologia della ghiandola tiroidea. Frequentemente si associa a esoftalmo, retrazione papillare e riduzione dei movimenti dei muscoli extraoculari, soprattutto i retti inferiori. Vedi anche malattia di Graves.

distometro. Strumento. Calibro per la misurazione della distanza tra la superficie posteriore di una lente a fronte e l’apice corneale. Vedi anche distanza di vertice.

distopia foveale, macula traslocata, macula ectopica. Condizione patologica. Spostamento della regione maculare della retina dovuto ad una trazione esercitata dalla retina e/o dal vitreo. Osservata nella retinopatia dei prematuri, dopo un infiammazione e in varie forme di danno retinico o in seguito a distacco chirurgico della retina.

distorsione. Ottica. 1. Immagine non perfettamente chiara(rispetto all’oggetto originale) fornita da un sistema ottico di lenti o specchi. 2. Percezione di un’immagine da parte di una retina piegata o irregolare. Vedi anche metamorfopsia.

distorsione a barilotto. Ottica. Distorsione dell’immagine che si associa all’uso di lenti negative di alto potere; l’oggetto osservato appare più piccolo all’estremità della lente che la centro, da qui il nome di forma a “barilotto”.

distorsione a “puntaspilli”. Ottica. Tipo di distorsione ottica che si può avere soprattutto con lenti da occhiali con elevata correzione positiva. Di produce quando le zone periferiche di una lente hanno un ingrandimento maggiore rispetto alla parte centrale.

distrofia. Condizione patologica. Alterazione progressiva in un tessuto o in un organo che possono essere dovute ad alterazioni del metabolismo: generalmente su base genetica.
  • di Fuchs:stesso di endoteliale.
  • endoteliale: patologia corneale progressiva caratterizzata dalla deposizione di materiale( escrescenze endoteliali ialine) sulla membrana di Descemet, cornea opaca vescichette epiteliali dolorose e riduzione dell’acuità visiva. Può necessitare di un trapianto di cornea e spesso è ereditaria. Vedi anche cheratopatia bollosa, cornea guttata.
  • poliforma posteriore: sviluppo di placche di cristalli di calcio sulla superficie corneale posteriore(endotelio). Generalmente non influenza la visione. Ereditaria, ad insorgenza nella prima infanzia.
distrofia a lattice. Condizione patologica. Patologia dello stroma corneale dovuta a depositi di materiale amiloide nello stroma. Caratterizzata da sottili opacità corneali che si diramano perifericamente, dando alla cornea le sembianze di un vetro smerigliato. Compare nell’infanzia, con marcato deterioramento della vista nella mezza età. Il trattamento richiede un trapianto di cornea. Ereditaria.

distrofia a vortice. Modificazione degenerativa. Linee irregolari di pigmento negli strati superficiali della cornea.

distrofia ad impronta digitale. Termine utilizzato qualche volta per indicare la distrofia “map- dot- fingerprint”.

distrofia areolare centrale della coroide, sclerosi della coroide, distrofia del fondo dell’occhio di Sorsby. Condizione patologica. Degenerazione irregolare, legata all’invecchiamento, della coroide e dell’epitelio pigmentato. Una forma di degenerazione maculare se è interessata l’area maculare.

distrofia centrale cristallina di Schnyder. Condizione patologica. Opacità corneale anteriore caratterizzata dal deposito in forma anulare di cristalli policromatici di colesterolo. Può interferire con la visione. Ereditaria.

distrofia corneale. Condizione patologica. Accumulo di sostanze anomale o di acqua nella cornea con produzione di un aumento dello spessore corneale e visione annebbiata. Può interessare l’epitelio, lo stroma o l’endotelio ed è spesso ereditaria.

distrofia corneale granulare, distrofia di Groenouw tipo I. condizione patologica. Malattia corneale ereditaria che insorge nell’infanzia con opacità dello stroma corneale centrale rotondeggianti, bianche, ialine che in genere non interferiscono con la vista; nei casi più severi può rendersi necessario un trapianto.

distrofia corneale maculare, distrofia di Groenouw tipo II. Condizione patologica. Rara malattia ereditaria dello stroma corneale caratterizzata da un graduale e progressivo decadimento visivo causato dall’accumulo di depositi opachi (mucopolisaccaridi) nelle cellule corneali. Inizia nell’infanzia.

distrofia cristallina marginale di Bietti. Condizione patologica. È caratterizzata da depositi cristallini nella periferia corneale; è associata a pigmentazione retinica.

distrofia dei coni. Vedi degenerazione dei coni.

distrofia del fondo oculare di Sorsby. Condizione patologica. Malattia retinica ereditaria. Vedi anche distrofia areolare centrale della coroide.

distrofia della membrana basale epiteliale. Vedo distrofia “map-dot- fingerprint”.

distrofia di Fuchs, distrofia endoteliale. Condizione patologica. Patologia corneale progressiva caratterizzata dalla deposizione di materiale (escrescenze endoteliali ialine) sulla membrana di Descemet, cornea opaca, vescichette epiteliali dolorose e riduzione dell’acuità visiva. Può necessitare di un trapianto di cornea e spesso è ereditaria.

distrofia di Groenouw. Condizione patologica. Patologia corneale stromale rara ereditaria caratterizzata dall’accumulo nello stroma di depositi opachi che lentamente provocano una riduzione del visus. Inizia nell’infanzia.
  • Tipo I (corneale granulare): caratterizzata da depositi opachi proteinacei ialini i color latte nello stroma corneale. Solitamente non riduce l’acuità visiva, ma se ciò avvenisse si ricorre al trapianto di cornea.
  • Tipo II( corneale maculare): caratterizzata da una lenta acuità visiva provocata dall’accumulo di mucopolisaccaridi nello stroma delle cellule corneali.
distrofia di Meesman, distrofia epiteliale corneale giovanile. Condizione patologica. Alterazione ereditaria, non progressiva, della prima infanzia caratterizzata dalla presenza di fini opacità puntiformi contenenti glicogeno nell’epitelio corneale. Non è necessario il trattamento.

distrofia di Reis- Buckler. Condizione patologica. Patologia corneale dello stroma esterno( membrana di Bowman) che porta a erosioni superficiali ricorrenti e arrossamento congiuntivale. Episodi ricorrenti portano a opacizzazione graduale della cornea, con irregolarità della superficie. Ereditaria, inizia nell’infanzia.

distrofia endoteliale. Vedi distrofia di Fuchs.

distrofia epiteliale corneale giovanile. Vedi distrofia di Meesman.

distrofia maculare vitelliforme. Vedi degenerazione vitelliforme.

distrofia “map-dot – fingerprint”, distrofia della membrana basale epiteliale, distrofia microcistica di Cogan. Condizione patologica. Patologia comune della membrana basale dell’epitelio corneale caratterizzata da cisti, chiazze o linee che possono cambiare di direzione e disposizione con il tempo somigliando ad una carta geografica. Bilaterale, può essere asintomatica o portare ad erosioni corneali recidivanti. Degenerativa, ereditaria.

distrofia microcistica di Cogan. Vedi distrofia “map- dot- fingerprint”.
diuresi. Segno clinico. Minzione.

diuretico. Farmaco. Sostanza che stimola i reni a secernere urina.

divergenza. 1. Ottica. Deviazione dei raggi luminosi al momento della loro uscita da un oggetto o da una lente a potere negativo. 2. Funzione. Rotazione degli occhi all’esterno nello sforzo di mantenere una visione binoculare.
  • relativa: potere del prisma a base interna che si può anteporre all’occhio mentre si mantiene una visione binoculare singola. Definita anche divergenza fusionale relativa.
divergenza sinergica. Difetto funzionale. Anomalia di un muscolo oculare, caratterizzata da ridotta capacità di muovere un occhio all’interno verso il naso( adduzione); un movimento simultaneo verso l’esterno di entrambe gli occhi si verifica quando gli occhi tentano di girar verso l’interno. Spesso l’occhio colpito devia anche verso l’esterno quando l’altro occhio guarda dritto davanti a sé.

divisore di fascio. Dispositivo ottico. Specchio parzialmente riflettente che separa la luce in due raggi simili cosicché ciascuno di essi può essere controllato e visualizzato separatamente.

doppio anello. Segno. Area di ipopigmentazione talvolta circondata da un secondo anello di iperpigmentazione intorno alla papilla.

dorsale. Posizione. Vicino alla parete posteriore del corpo. Spesso sinonimo di posteriore.

dorsum sellae. Anatomia. Porzione piatta dell’osso sfenoidale che forma la porzione posteriore della sella turcica, che circonda l’ipofisi.

dorzolamide. Farmaco. Inibitore dell’ anidrasi carbonica usato per il trattamento del glaucoma; riduce la produzione di umor acqueo da parte del corpo ciliare abbassando l pressione intraoculare.

dotto lacrimale, dotto nasolacrimale. Anatomia. Canale di drenaggio delle lacrime che si estende dal sacco lacrimale ad un’apertura nella mucosa nasale.

dropout”( dei capillari) . Condizione patologica. Riduzione dei capillari retinici. Si osserva in varie vasculopatie retiniche (diabete, occlusione venosa). Viene rilevata con fluorangiografia.

drusen. Difetto anatomico. Piccoli depositi ialini biancastri al di sotto dell’epitelio pigmentato retinico. Frequenti dopo i 60 anni; a volte sono segno precoce di degenerazione maculare.

drusen della papilla ottica, masse ialine. Condizione patologica. Noduli a livello della testa del nervo ottico, che possono sfumarne i margini. A volte possono simulare un papilledema cronico.

dura madre, guaina durale. Anatomia. Membrana resistente esterna che copre l’encefalo ed il midollo spinale e si estende anche al nervo ottico. Vedi anche aracnoide, pia madre.

duzione. Funzione. Raggio di movimento di un solo occhio(in qualsiasi direzione), considerato indipendentemente dai movimenti dell’altro occhio.


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